BIBLIOTECHE E MEDIATECHE DEL XXI SECOLO
Notice bibliographique
Résumé
Parlare di biblioteca/ mediateca nel XXI secolo, era del web 2.0, della banda larga e delle fibre ottiche, della rivoluzione dell’editoria (ancora in fieri) e della diffusione di e-book e testi print-on-demand, potrebbe apparire a molti un tema scontato e ridondante, una realtà percepita lontana dalla nostra quotidianità proprio perché associata all’immagine (tutta ottocentesca) di una biblioteca-spazio angusto e vetusto. \nNella contemporaneità, l’introduzione delle informazioni su web e la smaterializzazione di molte di esse (e parimenti l’insorgere di quelle virtuali ed elettroniche) ha mutato profondamente la funzione di mediatore culturale sempre assolto dalla biblioteca dando adito a dibattiti e interrogativi sul futuro di questa istituzione. L’«aver confuso mezzi e finalità ha spesso condotto all’equivoco di considerare Internet, cioè un aggregazione caotica e incontrollata di documenti elettronici della massima eterogeneità, la realizzazione compiuta di una biblioteca elettronica [e] per il medesimo equivoco la natura immateriale dei documenti elettronici ha fatto pronosticare a più d’uno, la progressiva scomparsa delle biblioteche reali a beneficio delle così dette biblioteche virtuali». Sembra infatti un luogo comune allinearsi al verdetto catastrofista di Marshall Mcluhan che parla di fine del libro (e di conseguenza della biblioteca come luogo preposto alla sua conservazione) in termini di fine della Galassia Gutenberg, ovvero la fine della cultura legata alla parola scritta soppiantata da quella società dell’immagine e del villaggio globale, lì dove i processi percettivi e cognitivi vengono modificati dalle immagini televisive e dagli strumenti elettronici. Sebbene sul perdurare dell’istituzione viaggino a sfavore anche altri fattori (si pensi alla drastica diminuzione di fondi pubblici destinati alle biblioteche e il conseguente sviluppo di politiche di fund raising presso i privati, ai crescenti fenomeni di esternalizzazione e di outsourcing di servizi bibliotecari, all’avvento di manager e direttori esterni al mondo delle biblioteche e all’equiparazione, ormai invalsa, tra qualità e customer satisfaction; la tendenza verso una biblioteca polivalente), sia che si parli in termini biblioteconomici (la fine del libro) che in quelli urbano-architettonici (l’estinzione delle biblioteche), sussistono degli elementi che fanno pensare al permanere di questa istituzione millenaria. Risulta, infatti, difficile pensare che in poco tempo potrà essere digitalizzato tutto il patrimonio mondiale (anche per quel che attiene i diritti di copyright, come fa notare R. Darton), soprattutto se si tiene in considerazione la quantità di materiale cartaceo che viene ancora prodotto. Lo dimostrano anche le numerose biblioteche/mediateche realizzate negli ultimi quindici anni. Spazi sempre più ampi di molte riviste (anche italiane) sono dedicati alle nuove sedi, spesso affidate a firme di grandi architetti come Toyo Ito per la Mediateca di Sendai (2000), Moshe Safdie per la Vancouver Library Square (1995) o Snøhetta per la Bibliotheca Alessandrina (2002), e agli ampliamenti di collezioni (come per il Black Diamond di Copenhagen, progetto di ampliamento della Royal Danish Library di Schmidt Hammer Lassen o quello di King Rosselli Biblioteca Lateranense di Roma), alle loro innovazioni biblioteconomiche, ai loro successi in termini di pubblico, alla bellezza delle loro linee architettoniche, alla gradevolezza degli interni. Inoltre, da un punto di vista di più larga scala, le biblioteche nel XXI secolo sono spesso parte di progetti urbani (spesso risultato di una felice coincidenza/ convergenza tra politiche nazionali e locali, tra politiche sociali e urbane, tra scelte più propriamente culturali e bibliotecarie), di politiche di rigenerazione (come quelle finanziate e promosse dalla Comunità europea, come le iniziative Urban I e Urban I finanziate dalle politiche della Comunità Europea) e di quelle di riqualificazione urbana (come quelle inserite in contesti difficili, a volte degradati, come margini frammentati e discontinui, dove città compatta e città diffusa si integrano e si combattono, oppure in vuoti urbani e aree dismesse) e strumento per ridare vitalità agli spazi pubblici (una volta attrattivi e di interesse collettivo, super-luoghi e quelli dalla presenza poco significativa), riconquistando quella quota parte di cittadini indeboliti dall’incalzare dai ritmi di vita frenetici e individualistici, avidi di tutto e subito e inevitabilmente attratti dalle private city e dagli outlet village.\nIn base a tali considerazioni preliminari, la ricerca sottopone a verifica quello che sembra essere la tendenza di molte realtà urbane contemporanee (e delle loro amministrazioni) di realizzare un terreno di scambio tra modelli e funzioni che, esulando dalle tipologie tradizionali, siano in grado di connettere studio, cultura e svago coagulati in una Nuova struttura edilizia, la Biblioteca Contemporanea. Già in passato nuovi modelli di biblioteche si sono adeguati alle necessità degli utenti e a quelle di contesto. Erano gli anni Settanta quando H.Heinz dirigeva la Biblioteca Civica di Munster e propose la riorganizzazione degli spazi della biblioteca in tre settori (livelli) valutati in base alla vicinanza dell’utente alle varie attività: Nahbereich, Mittelbereich e Fernbereich per indicare rispettivamente il settore di ingresso (zona vicina agli interessi dell’utente), il settore centrale a scaffale aperto (spazio di mezzo) e il settore deposito (settore lontano). È accaduto qualcosa anche in Francia, quando negli anni ’80, la mediatèque, struttura innovativa dal punto di vista del servizio, dell’offerta e dell’immagine comunicativa, ha risvegliato il sonnolento panorama bibliotecario francese; così pure in Spagna e in Inghilterra, dove, negli anni ’90, una serie di documenti- guida alla progettazione e finanziamenti di natura pubblica e privata hanno rivitalizzato gli standard di funzionamento ed efficienza delle biblioteche pubbliche nazionali. Attingendo dalle discipline specifiche dell’architettura, ma anche dalla biblioteconomia e dalla sociologia urbana, la dissertazione si pone l’obiettivo di analizzare il fenomeno da un punto di vista multidisciplinare: dall’analisi condotta emerge una biblioteca configurata come spazio alternativo dalle molte sfaccettature, infrastruttura di flussi e catalizzatore di scambi e interazioni, caratteristiche che mettono in evidenza la sua molteplice natura di spazio culturale, pubblico e, soprattutto, urbano. \nÈ spazio culturale in quanto, come in passato, riconoscibile nell’ideale di «struttura che raccoglie e conserva un insieme organizzato di libri, materiali e informazioni, al fine di promuovere la lettura e lo studio» (art.101 Codice dei Beni Culturali), di strumento di accesso all’informazione, di luogo di incontro tra cultura e utenza. Ambito di pertinenza maggiormente biblioteconomica, lo spazio culturale è architettura quando, negli anni Ottanta, con l’introduzione dell’audiovisivo vengono realizzate le prime Mediathéques francesi; è architettura negli spazi del conservare e consultare, quegli stessi spazi che, oltre a definire la tipologia di biblioteca (se di conservazione o di libero accesso), definiscono relazioni distributivo- funzionali e formali tra le parti che compongono l’intero. \nBiblioteca è anche spazio pubblico e spazio sociale ovvero veicolo di comunicazione socio-culturale, luogo di scambio e confronto, un’alternativa fisica alla necessità di spazi di relazioni, accessibili e visibili. È spazio in quanto luogo progettato per l’uomo, e pubblico nel richiamare «nell’immaginario collettivo qualcosa che riguarda indistintamente tutti, sollecita l’interesse generale evocando la naturalità dei diritti all’accesso, alla fruizione, il beneficio di luoghi, risorse e servizi». La biblioteca/ mediateca del XXI secolo è anche spazio sociale, e nel presentarsi come spazio neutrale(1), egualitario (2), in cui si può conversare (3), accessibile (4), modesto (5), piacevole, confortevole e ludico (6), oltre che infondere comfort psicologico e sicurezza (7), si qualifica come un possibile third place (come lo definirebbe Ray Oldenburg), uno spazio antropologico-esistenziale in grado di spezzare la routine del home- to-work- and- back- again dai connotati spaziali e sociali paragonabili a una piazza urbana, ma oggettivata dall’essere coperta.\nRisultato di linguaggi desunti o sviluppati dall’esperienza e spazio universale di conoscenza così come tramandato dalla storia, la biblioteca contemporanea si inserisce nel camaleontico e variegato contesto della città postmoderna come spazio urbano inteso come luogo in cui «l’esperienza umana si forma, si accumula e viene condivisa [luogo in cui] i desideri si sviluppano e prendono forma», come affermerebbe Zygmunt Bauman. Indagare le modificazioni indotte nel ruolo, nelle funzioni e nell’organizzazione territoriale e urbana (ovvero indagarne il ruolo di spazio urbano), significa necessariamente partire dalla città, rintracciando il rinnovato rapporto che la biblioteca instaura con essa. La città contemporanea non è più quella che da Louis Borges a Saul Bellow, da Baudelaire a Honoré de Balzac, prima nella letteratura poi nel cinema, è stata descritta, sognata, immaginata, non è più la mitologica città-labirinto di Ulisse alla Uruk di Gilgamesh, nè quella infernale di Teseo e Orfeo, né la narrata Coketown, nera e fuligginosa, gli slums in David Chipperfield né tantomeno quelle incontrate sulla via delle Indie da Marco Polo. All’interpretazione poetica e simbolica si contrappone, nella contemporaneità, un’esperienza urbana delle singole azioni quotidiane che come tessere generano un mosaico dalle immagini multiformi. È su questo stesso terreno che la biblioteca/ mediateca del XXI secolo si inserisce, imitando, fondendo, assimilando e variando, adeguandosi alle dinamiche socio-culturali e alle logiche urbane della città- patchwork. In qu
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Comment cette classification a été obtenuedéplier
Prédiction machine sur la base complète
Imitation des enseignantsNi prévalence calibrée, ni vérité terrain. Validation humaine à venir. Le volet Gemma est une étiquette directe du modèle pour chaque travail de la base, lue sur la notice réduite au titre. Le volet Codex est un classifieur appris des 10 348 étiquettes directes de Codex et calibré sur les taux pondérés de l'échantillon; les champs sans appui suffisant ne portent aucun appel Codex. Le mode candidate est l'union des deux volets; le consensus est leur intersection. Ces sorties portent le statut machine_predicted_unvalidated et ne sont pas des étiquettes humaines.
Scores du classifieur distillé par catégorie (deux têtes)
| Catégorie | Codex | Gemma |
|---|---|---|
| Métarecherche | 0,001 | 0,003 |
| Méta-épidémiologie (sens strict) | 0,000 | 0,000 |
| Méta-épidémiologie (sens large) | 0,001 | 0,000 |
| Bibliométrie | 0,002 | 0,002 |
| Études des sciences et des technologies | 0,004 | 0,004 |
| Communication savante | 0,013 | 0,006 |
| Science ouverte | 0,001 | 0,004 |
| Intégrité de la recherche | 0,002 | 0,004 |
| Charge utile insuffisante (le modèle a refusé de juger) | 0,071 | 0,014 |
Scores machine (provisoires)
Les deux têtes enseignantes du modèle étudiant, lues sur ce travail. Un score ordonne la base pour la relecture; il n'affirme jamais une catégorie, et le statut de validation accompagne chaque rangée tel quel.
Scores de référence d'un modèle non mature (critères de maturité non atteints, 7 itérations). Un score ordonne; il n'affirme jamais une catégorie.
score_only:v0-immature-baseline · tel quel depuis la passe de notation : score_only signifie que le nombre peut ordonner les travaux, et qu'aucune étiquette de catégorie n'en découleClassification
machine, non validéePrédiction automatique; un appel candidat d’une seule source (Gemma direct ou Codex distillé), pas un consensus.
Le détail, modèle par modèle et score par score, se trouve en fin de page sous « Comment cette classification a été obtenue ».