Il ruolo dell'alessitimia nell'outcome del Self-Management Program in soggetti con ansia e dolore cronico.
Bibliographic record
Abstract
Il termine alessitimia è stato introdotto per la prima volta nel 1973 da Peter Sifneos, per indicare un disturbo di tipo affettivo e cognitivo, caratterizzato da un’incapacità nel trovare le parole appropriate per descrivere i sentimenti propri e altrui. In base ad alcune ricerche, l’alessitimia sembra essere fortemente associata alla presenza di dolore cronico (Huber et al., 2009) e di disturbi d’ansia (Karukivi et al., 2010; Marchesi et al., 2005), pur non essendo chiaro se rappresenta un fattore predisponente o conseguente alla patologia (Messina et al., 2014). Gli studi presenti in letteratura indicano, inoltre, un suo possibile impatto sull’esito dei trattamenti, sia medici che psicologici, e un suo importante ruolo nell’influenzarne la risposta (Mori et al., 2012; Porcelli et al., 2003). Alcuni studi, seppur scarsi, sembrano indicare un suo possibile effetto su variabili psicologiche quali l’autoefficacia (M. Faramarzi and S. Khafri, 2016), l’autocontrollo (Fukunishi,1990) , e, in generale, la qualità della vita (Verissimo, Cardoso and Taylor, 1998), ma non sono stati trovati studi in letteratura che hanno indagato tali relazioni nel contesto di un programma di self-management. Per questo motivo, l’obiettivo principale dello studio è stato quello di indagare in quale misura l’alessitimia possa influenzare l’outcome di un programma di Self-Management (SMP), in soggetti con dolore cronico e ansia, in riferimento al campione generale. In particolare è stata indagata l’influenza dell’alessitimia sulle variabili di outcome scelte: dolore, ansia, depressione, autoefficacia, autocontrollo, e, infine, qualità della vita. Per indagare tali aspetti, tutti i soggetti hanno partecipato ad un trattamento strutturato nel seguente modo: i primi due mesi i pazienti sono stati monitorati con la sola terapia farmacologica, i seguenti due mesi è stato introdotto, in associazione alla terapia farmacologica, il Self-Managment Program, composto da un corso psicoeducativo, da una lezione esperienzale di mindfulness, da una seduta di ipnosi e da una lezione pratica di yoga; infine, i pazienti sono stati monitorati al successivo follow-up a 6 mesi. A tutti i soggetti sono stati somministrati i seguenti questionari auto-valutativi: la Numerical Rating Scale (NRS) e il QUID (Questionario Italiano del Dolore, De Benedettis, Corli, Massei, Nobili & Pieri, 1988) per la valutazione del dolore, l’HADS (Hospital Anxiety Depression Scale, Zigmond AS & Snaith RP, 1999) per ansia e depressione, la General Self Efficacy scale (Sibilia L., Schwarzer R. & Jerusalem M., 1995) per la valutazione dell’autoefficacia, la Self-Control Schedule (SCS, Rosembaum M., 1980; versione italiana Cilia S., 1986) per la valutazione dell’autocontrollo e, infine, l’SF-36 (Apolone et al., 1997) per la misura della qualità della vita. L’alessitimia è stata valutata, soltanto al baseline, attraverso la TAS-20 (Toronto Alexitimia Scale-20 items, Bagby RM, Parker JDA. Taylor GJ, 1994; adattamento italiano di C. Bressi e coll., 1996). I dati socio demografici sono stati raccolti in un CRF (Case Report Form). I risultati che emergono da questa ricerca mostrano miglioramenti nellle tre dimensioni del dolore (sensoriale, affettiva e cognitiva), nell’ansia e nel punteggio totale HADS, nell’autocontrollo e nell’indice di salute mentale dell’SF-36. Al follow-up a sei mesi, quindi, sono stati osservati miglioramenti nella percezione del dolore, nell’ansia, nell’autocontrollo e, infine, nella qualità di vita mentale. Dai risultati ottenuti, l’alessitimia non sembra aver avuto un impatto nelle misure di outcome considerate, ad eccezione del miglioramento nell’autocontrollo, il quale è risultato essere l’unico parametro influenzato dal punteggio totale ottenuto al baseline nella TAS-20.
Fetched live from OpenAlex and de-inverted. Abstracts are not stored in this database: the inverted indexes are 8.6 GB of the frame’s 9.3 GB of text, and the host has 13 GB free.
How this classification was reachedexpand
Full frame machine prediction
Teacher imitationNot calibrated prevalence, not ground truth. Human validation pending. The Gemma side is a direct model label for every work in the frame, read from the title-only record. The Codex side is a classifier learned from the 10,348 direct Codex labels and calibrated to design-weighted sample rates; fields without enough sample support carry no Codex call. Candidate is the union of the two sides; consensus is their intersection. These outputs are machine_predicted_unvalidated and are not human labels.
Distilled classifier scores by category (both heads)
| Category | Codex | Gemma |
|---|---|---|
| Metaresearch | 0.002 | 0.008 |
| Meta-epidemiology (narrow) | 0.000 | 0.000 |
| Meta-epidemiology (broad) | 0.000 | 0.001 |
| Bibliometrics | 0.000 | 0.000 |
| Science and technology studies | 0.001 | 0.000 |
| Scholarly communication | 0.001 | 0.001 |
| Open science | 0.000 | 0.001 |
| Research integrity | 0.001 | 0.002 |
| Insufficient payload (model declined to judge) | 0.003 | 0.000 |
Machine scores (provisional)
The two teacher heads of the student model, read on this work. A score orders the frame for review; it never asserts a category, and the validation status ships verbatim with every row.
Baseline scores from an immature model (maturity gate not passed, 7 training rounds). Scores rank; they never assert a category.
score_only:v0-immature-baseline · verbatim from the scoring run: score_only means the number may rank works, and no category label ships from itClassification
machine, unvalidatedMachine predicted; a candidate call from one source (direct Gemma or distilled Codex), not a consensus.
How this classification was reached, model by model and score by score, is at the end of the page under "How this classification was reached".