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Record W7038350567

IL TURISMO NELLA CITTA' DI BOLOGNA

2012· book-chapter· it· W7038350567 on OpenAlexaboutno aff

Bibliographic record

VenueArchivio istituzionale della ricerca (Alma Mater Studiorum Università di Bologna) · 2012
Typebook-chapter
Languageit
FieldEarth and Planetary Sciences
TopicSubterranean biodiversity and taxonomy
Canadian institutionsnot available
Fundersnot available
KeywordsPopulationQuarter (Canadian coin)TourismUrban tourism
DOInot available

Abstract

fetched live from OpenAlex

Bologna non ha mai scelto una chiara politica di sviluppo turistico, orientata a rafforzare e accrescere la sua competitività nel campo dell’economia manifatturiera e nei servizi per. Tuttavia a partire dagli anni Novanta, e in particolare a partire dalla L.R. del 1998 n.7, il turismo nelle città d’arte sta assumendo un peso importante nella politiche regionali come in quelle locali a conferma di un nuovo legame tra città e turismo. Le ultime rilevazioni del 2009 a cura dell’Ufficio statistico del Comune di Bologna confermano che la domanda turistica di Bologna sia in costante anche se lieve crescita, senza peraltro permetter una valutazione del fenomeno nella sua complessità e del suo impatto nella città, cioè se possa essre considerato un referente privilegiato del dinamismo e della qualità del territorio urbano e della sua comunità di insiders e outsiders. \nGià negli anni Sessanta, Umberto Toschi nella sua opera dedicata all’Emilia-Romagna affermava alla luce della sua esperienza e dei suoi studi geografici che le città dell’Emilia-Romagna, grandi o piccole, erano “compenetrate nel tessuto sociale ed economico dei loro intorni territoriali” (Toschi, 1971, p. 331), fenomeno che limitava il senso di studi dedicati unicamente allo spazio urbano. Solo Bologna mostrava di essere uno “spazio urbano”, in quanto la città mostrava un ruolo urbano per la sua dimensione demografica, un decimo della popolazione regionale nel 1961 e oggi un dodicesimo, e forniva funzioni di coordinamento regionale e rilevanza nazionale e internazionale maturate nel tempo e conservate con tenacia. Nella fascia del pedemonte , decumano fisico, politico, economico e sociale della moderna regione emiliano-romagnola, Bologna aveva assunto dall’Unità d’Italia il rango di guida regionale con un’identità marcata nello scenario europeo. Importante nodo di transito per merci, persone e conoscenze, Bologna è città molto antica, già urbana ai tempi villanoviani ed etruschi, che Marziale chiamò nel I secolo d.C. culta da cui l’appellativo attuale di “dotta”. Irriducibilmente romana nello spirito e nella cultura, essa fu il baluardo più avanzato del dominio bizantino e per questo semidistrutta nel periodo delle invasioni. \nA partire dall’età comunale la città conobbe una forte espansione urbanistica insieme a importanti flussi commerciali legati alla sua posizione strategica e ad una rete di canali che permettevano il transito di grandi quantità di merci. Nel 1088 nasce da scuole preesistenti il glorioso Studium che fa dell’Alma Mater Studiorum di Bologna l’Università più antica del mondo, frequentata da giovani e studiosi di tutta Europa in passato come oggi, e che ha posto per molti secoli Bologna al primo posto della cultura europea. \nAlla fine del XII secolo, con i suoi 60.000 abitanti la città era diventata il maggior centro industriale tessile nazionale e la quinta città d’Europa per peso demografico alla pari di Milano, superata da Venezia e Firenze in Italia e da Parigi e Cordoba in Europa. I secoli XI e XII sono stati un primo periodo di splendore, legato al fiorire delle caratteristiche torri, oltre 200, innalzate dalla famiglie nobili e di cui le più famose, l’Asinelli (m 97,20) e la Garisenda (m 48,16) costituiscono ancora oggi il simbolo più forte delle città. Da questi secoli sino all’inizio del XVI, malgrado le continue lotte interne, la città di legno si trasformò in città di pietra e si arricchì di monumenti ed edifici civili, dimore private e di torri, caratterizzati dall’uso del mattone vivo, dell’arenaria e della pietra di gesso: nasce la “rossa Bologna”con i suoi portici e le grandi chiese, il centro monumentale e piazza Maggiore, la “piazza” per eccellenza (Toschi, 1971, 340), allora ininterrottamente sino ad oggi cuore della vita cittadina. \nQuesto grande patrimonio venne restaurato e riqualificato a cavallo del XIX secolo quando Bologna si andava andata adeguando alle esigenze della modernità, al nuovo traffico urbano e ferroviario; lo stesso è avvenuto per cancellare i gravi danni provocati dai bombardamenti nel 1943-44. \nComunque la città rimase compresa sino alla fine dell’Ottocento all’interno dell’ultima cinta di mura trecentesche, superata (e abbattuta quasi tutta) dalla nuova espansione urbanistica verso est ed ovest lungo la direttrice della via Emilia. In questa fase di innovazione moderna il centro storico ha subito sventramenti notevoli che hanno intaccato quel paesaggio urbano medievale e umanistico fino ad allora ben conservato. Le successive fasi di espansioni sono legate agli anni intorno al 1930 e soprattutto al secondo dopoguerra: si passò dalla ricostruzione alla nuove fabbriche ed edifici necessari per il marcato processo d’inurbamento e di crescita economica che portava ad ipotizzare una grande Bologna con oltre 800.000 abitanti: questo non è avvenuto e dal 1970 la città ha conosciuto un progressivo indebolimento della compagine demografica ed una delocalizzazione del tessuto produttivo. Da allora ad oggi Bologna sta vivendo una fase di trasformazione verso forme di innovazione territoriale declinate nelle permanenze che costituiscono l’identità del luogo, un percorso non agevole visto le numerose difficoltà che emergono nel tessuto sociale sia dal punto di vista politico ed economico.\nQuale siano oggi i suoi caratteri identitari, la cosiddetta ‘bolognesità’, e quanto sia condiviso il Patrimonio territoriale sono questioni importanti per disegnare il futuro di Bologna, il suo livello di competitività in una quadro di sostenibilità sociale, dove il turismo gioca un ruolo strategico a partire dai processi di internazionalizzazione a quelli di uso del Patrimonio sociale e del suo passato.\nSe dovessimo indicare gli aggettivi o gli elementi materiali e immateriali che identificano la città nell’immaginario collettivo presenti nelle parole dei mass media, nei giornali, in siti internet, nelle campagne pubblicitarie ma anche nella letteratura accademica (Toschi, 1971; Dallari, Gaddoni, 1994), è interessante notare come Bologna sia indicata nel parlare quotidiano con l’aggettivo ‘dotta’, ‘rossa’, “turrita” e ‘grassa’. \nChe dotta derivi dall’appellativo attribuitale da Marziale nel 1 secolo d.C. sembra scontato, e lo è, perché era referente di quanto gli abitanti di Bologna avessero assorbito la cultura romana, le sue leggi e il suo diritto, da cui si dipanano una lunga storia culturale legata alla nascita dello Studium e un forte impegno a tutto quello che è cultura: lo testimoniano le 400.000 presenze nei musei civici e oltre 1,3 milioni nelle biblioteche del 2009, un record a livello nazionale. Tradotto in termini turistici significa flussi e ospitalità per studenti stranieri e di fuori regione, significa eventi, festival, convegni, attività e servizi per giovani e altro ancora per gli insiders e gli outsiders. I due fattori attrattivi principali sono infatti cultura e affari, a cui si accompagna la percezione di una qualità di vita che vede Bologna eccellere nel panorama europeo, anche se negli ultimi decenni si è assistito ad un indebolimento della posizione internazionale della città e della sua immagine.\nCon il grande sviluppo edilizio avutosi dal XII al XVI secolo si forma quel patrimonio di edifici e strutture caratterizzate da materiali di color rosso che a partire dal XVIII secolo (Ricci, 1989) sarà attribuito alla città stessa, e poi colore simbolico anche della posizione politica legata al Partito Comunista e poi Partito Democratico che governa la città a partire dal secondo dopoguerra sino ad oggi con un’unica interruzione dal 2001 al 2005. \n La presenza di torri, e delle due torri in particolare , si declina ancora con l’aggettivo “turrita” (Toschi, 1971). Insieme a questo elemento del paesaggio urbanistico, i portici poi sono da dieci secoli l’elemento più caratteristico dell’edilizia bolognese con i loro quaranta chilometri di estensione. Luogo di contatto fra “dentro” e “fuori”, fra intimità delle case e dei cortili e la vita civile, il portico rimane ancora oggi, pur nelle mutate condizioni, simbolo e tramite di rapporti umani ed elemento di forte identità, nella lista di attesa per il riconoscimento UNESCO (Dallari, Gaddoni, 1994, p.61)\nL’aggettivo “grassa” attribuito a Bologna per la sua famosa tradizione culinaria nasce come mito gastronomico (Montanari, 2004) legato all’Università. Lo Studium costituisce fin dai secoli centrali del Medioevo il vero segno dell’identità cittadina, e attorno a questa identità si definisce anche quella gastronomica: Bologna è “dotta” perché “grassa”: solo l’abbondanza alimentare consente di accogliere e nutrire una popolazione studentesca molto grande per l’epoca, che si è mantenuta grande nel tempo rispetto alle dimensioni della città. “Grassa” perché “dotta”: il concentrarsi di studenti a Bologna garantisce uno straordinario arricchimento culturale anche nel campo della gastronomia; ciascuno porta la sua esperienza, fa di Bologna un luogo di incontro, un “ponte” fra varie tradizioni europee; tornando a casa, ciascuno di quegli studenti (e di quei professori) porta con sé ricordi positivi dei giorni passati in quella città, e si istituisce pertanto un meccanismo di doppia circolazione: lo Studio importa cultura gastronomica ed esporta un’immagine forte di sé. Non è quindi un paradosso che non dentro, ma fuori si cominci a costruire il mito di Bologna grassa: un mito che nasce, (ancora Montanari, 20049, a Parigi attorno al XII secolo; e di qui rimbalza a Bologna, che lo fa suo e lo conserva sino ad oggi.\nA questa identità millenaria si devono aggiungere le identità “moderne” meno famose ma altrettanto importanti: il centro fieristico e degli affari, il tessuto industriale legato alla meccanica, l’elettronica, la tecnologia legata alla medicina. A tutto ciò si assomma una stazione ferroviaria “onfalos” del sistema nazionale, una porta sul territorio ieri come oggi.\nIn

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How this classification was reachedexpand

Full frame machine prediction

Teacher imitation

Not calibrated prevalence, not ground truth. Human validation pending. The Gemma side is a direct model label for every work in the frame, read from the title-only record. The Codex side is a classifier learned from the 10,348 direct Codex labels and calibrated to design-weighted sample rates; fields without enough sample support carry no Codex call. Candidate is the union of the two sides; consensus is their intersection. These outputs are machine_predicted_unvalidated and are not human labels.

metaresearch head score (Codex)0.001
metaresearch head score (Gemma)0.003
Version: metacan-v3-hybrid-931329e0061cValidation status: machine_predicted_unvalidated
Candidate categoriesnone
Consensus categoriesnone
DomainCandidate signal: none · Consensus signal: none
Study designCandidate signal: Not applicable · Consensus signal: Not applicable
GenreCandidate signal: Other · Consensus signal: Other
Teacher disagreement score0.068
Threshold uncertainty score0.151

Distilled classifier scores by category (both heads)

CategoryCodexGemma
Metaresearch0.0010.003
Meta-epidemiology (narrow)0.0010.000
Meta-epidemiology (broad)0.0010.000
Bibliometrics0.0040.008
Science and technology studies0.0030.003
Scholarly communication0.0110.003
Open science0.0010.003
Research integrity0.0010.003
Insufficient payload (model declined to judge)0.0450.007

Machine scores (provisional)

The two teacher heads of the student model, read on this work. A score orders the frame for review; it never asserts a category, and the validation status ships verbatim with every row.

Baseline scores from an immature model (maturity gate not passed, 7 training rounds). Scores rank; they never assert a category.

Opus teacher head0.036
GPT teacher head0.196
Teacher spread0.159 · how far apart the two teachers sit on this one work
Validation statusscore_only:v0-immature-baseline · verbatim from the scoring run: score_only means the number may rank works, and no category label ships from it

Classification

machine, unvalidated

Machine predicted; a candidate call from one source (direct Gemma or distilled Codex), not a consensus.

The models applied no category: nothing in the taxonomy fit this work.
Study designNot applicable
Domainnot available
GenreOther

How this classification was reached, model by model and score by score, is at the end of the page under "How this classification was reached".

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Published2012
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