MétaCan
Menu
Back to cohort
Record W7046166743

DANZARE L'AFRICA OGGI. Eredità culturali, trasformazioni, nuovi immaginari

2018· other· it· W7046166743 on OpenAlexaboutno aff

Bibliographic record

VenueArchivio istituzionale della ricerca (Alma Mater Studiorum Università di Bologna) · 2018
Typeother
Languageit
FieldPhysics and Astronomy
TopicMagnetic confinement fusion research
Canadian institutionsnot available
Fundersnot available
KeywordsGeneral educationBass (fish)BELLA
DOInot available

Abstract

fetched live from OpenAlex

I saggi pubblicati in questo volume possono esser suddivisi idealmente in tre gruppi: etnografie e etnologie di antropologi e studiosi africanisti, esperienze di messe in scena come registi o performer, saggi di antropologia visuale. \nNel primo gruppo di saggi, Stefano Allovio (Un assolo lungo ottant’anni. Riflessioni antropologiche a partire dalle danze di corte mangbetu) rileva come nelle corti dei capi mangbetu (Congo nord-orientale) la danza fosse considerata una espressione di potere e di abilità (nakira). A partire dai resoconti dei viaggiatori di fine Ottocento le testimonianze, anche visive, raccontano di capi che si esibiscono in assoli di danza, che esprimono i mutamenti coloniali e le nuove logiche di disciplinamento dei corpi in un contesto di propaganda e di patrimonializzazione delle forme folkloriche a uso della colonia. Cristiana Natali (Dal primitivismo all’autenticità. Le danze africane tra vecchi e nuovi stereotipi) mette in luce come l’attribuzione alle danze africane di un carattere di primitività rappresenti da un lato l’eredità di una concezione evoluzionista mai del tutto tramontata, dall’altro il risultato dell’applicazione di nuovi stereotipi che hanno tradotto in termini positivi qualificazioni precedentemente negative. Cesare Poppi (Fra Kpaana e Janz: dinamiche coreografiche nel Nord-Ovest del Ghana) esamina le ragioni dei profondi cambiamenti negli stili e nelle occasioni di danza che si sono registrati fra le etnie di lingua Gur-Grushi del Nord-Ovest del Ghana negli ultimi trent’anni, con particolare interesse sulla considerazione della nozione di danza sacra e di danza profana. Laura Budriesi (Il wukabi Seifu allo specchio di padre Abba Gebre Medhn. Una testimonianza su danza e musica azmari) racconta la sua esperienza di campo in Etiopia – Gondar (regione Amhara) per studiare i riti di possessione, ai quali ha partecipato assieme al bale-wukabi Abba (Padre) Gebre Medhn. Il suo corpo-voce, la sua gestualità rituale, i suoi oggetti di culto, i suoi «costumi» sono strettamente connessi agli spiriti che controlla: Demses, fuoco distruttore, e Chengher, spirito guerriero e mussulmano, che raccoglie l’eredità degli antichi wukabi di Gondar e rinvia alle ricerche sui posseduti studiati, nella stessa città, da Michel Leiris nei primi anni Trenta del secolo scorso. Linda Pasina (La platea e il cerchio) narra come in Senegal la danza rappresenti ancora oggi un aspetto fondante della vita sociale della comunità: ogni cerimonia ha come culmine il cerchio, in cui i balli sono animati dai griots, antichi padroni del ritmo e della parola. Il cerchio delle danze rappresenta un non-luogo dove ogni tabù cade, dove può emergere ogni emozione che nella vita reale non è concessa: non è un caso che le vere padrone del cerchio siano le donne. \nNel secondo gruppo di saggi, Katina Genero (Danza africana: l’arte di presentificare), partendo dalla sua esperienza di danzatrice, evidenzia come i vocaboli Parola-Ritmo-Danza in tutta l’area africana siano in stretta relazione, per non dire inscindibili, e quasi sempre vengano designati con un solo vocabolo, che li intreccia inesorabilmente: in occasione di una festa, di un rito di iniziazione o di una cerimonia liturgica, l’insieme agisce come una forza unica che vivifica, rivitalizza, celebra e agisce, portando nel presente le componenti del pluralismo filosofico africano. Andrea Paolucci (L’Escale 32. Diario di bordo italo-tunisino tra rap e Händel. Un viaggio iniziato nei centri sociali della periferia di Tunisi e terminato con uno spettacolo ai piedi del Sahara. Passando da Lampedusa e San Lazzaro di Savena - Bologna): racconto di diciotto mesi di lavoro consumati a realizzare due distinti progetti tra le due sponde del Mediterraneo, due percorsi di ricerca teatrale nati dall’incontro di attori, registi e drammaturghi del Teatro dell’Argine con attori, registi e drammaturghi della compagnia tunisina Kŭn Productions. Marco Martinelli (I sogni di Mandiaye, griot per vocazione): un omaggio a Mandiaye N’Diaye per i 25 anni della «colonia africana» del Teatro delle Albe, accompagnato da una riflessione sui fondamenti della teatralità senegalese, e cioè la narrazione del griot e il cerchio del sabàr. Pietro Floridia (La danza come pratica liminale) riflette sull’incontro tra richiedenti asilo africani e italiani che partecipano ai laboratori organizzati dai Cantieri Meticci nell’ambito di laboratori teatrali organizzati all’interno dei centri di accoglienza. Si evidenziano due situazioni: per gli Africani, il centro di accoglienza rappresenta la loro conoscenza dell’Italia, per gli Italiani è la prima volta che entrano in un centro di accoglienza, che conoscono persone sbarcate sulle coste italiane da poco, ma è anche la prima volta, in molti casi, che fanno teatro, e il primo contatto è danzare insieme. \nNel terzo gruppo di saggi, Nico Staiti e Silvia Bruni (Posseduti dal jinn del cinema: filmare le danze di possessione in Marocco) presentano il loro lavoro di campo in Kosovo e in Marocco utilizzando apparecchiature di ripresa sia fotografiche che video, lavoro che ha prodotto libri di fotografie e documentari, nonché è servito principalmente a orientare le relazioni tra i ricercatori e gli attori delle vicende indagate, coltivate nell’arco di anni o di decenni. Davide Turrini (Africa questa [s]conosciuta. Ritualità del «continente nero» secondo i «mondo-movie») nel suo saggio tratta della rappresentazione realistica e sensazionalistica dell’esotismo retrogrado e ancestrale, continuamente confrontato con i cascami e le estremizzazioni dell’Occidente, nel filone cinematografico che è iniziato con i mockumentary di Gualtiero Jacopetti (Mondo cane, Mondo cane 2, Africa Addio) e nel documentario Ultime grida dalla savana. Enrico Masi (On Visual Anthropology. Sull’antropologia visuale) propone il conflitto spirituale tra la Chiesa Pentecostale Ghanese di Hackney e la Chiesa Profetica Congolese di Edmonton, documentato in un film girato nel tessuto urbano londinese. Il film illustra il modo in cui le chiese africane della diaspora stiano riconfigurando la dialettica fra la marginalità/centralità, invisibilità/visibilità in una «città globale» come Londra. Giovanni Azzaroni (Jean Rouch ovvero Un antropologo racconta con la cinepresa) affronta i problemi relativi alla memoria cinematografica, che può rappresentare un formidabile strumento di conservazione della memoria etnica.

Fetched live from OpenAlex and de-inverted. Abstracts are not stored in this database: the inverted indexes are 8.6 GB of the frame’s 9.3 GB of text, and the host has 13 GB free.

How this classification was reachedexpand

Full frame machine prediction

Teacher imitation

Not calibrated prevalence, not ground truth. Human validation pending. The Gemma side is a direct model label for every work in the frame, read from the title-only record. The Codex side is a classifier learned from the 10,348 direct Codex labels and calibrated to design-weighted sample rates; fields without enough sample support carry no Codex call. Candidate is the union of the two sides; consensus is their intersection. These outputs are machine_predicted_unvalidated and are not human labels.

metaresearch head score (Codex)0.001
metaresearch head score (Gemma)0.001
Version: metacan-v3-hybrid-931329e0061cValidation status: machine_predicted_unvalidated
Candidate categoriesnone
Consensus categoriesnone
DomainCandidate signal: none · Consensus signal: none
Study designCandidate signal: Not applicable · Consensus signal: none
GenreCandidate signal: Other · Consensus signal: Other
Teacher disagreement score0.028
Threshold uncertainty score0.093

Distilled classifier scores by category (both heads)

CategoryCodexGemma
Metaresearch0.0010.001
Meta-epidemiology (narrow)0.0010.000
Meta-epidemiology (broad)0.0000.000
Bibliometrics0.0010.001
Science and technology studies0.0040.004
Scholarly communication0.0080.004
Open science0.0000.004
Research integrity0.0010.002
Insufficient payload (model declined to judge)0.0280.003

Machine scores (provisional)

The two teacher heads of the student model, read on this work. A score orders the frame for review; it never asserts a category, and the validation status ships verbatim with every row.

Baseline scores from an immature model (maturity gate not passed, 7 training rounds). Scores rank; they never assert a category.

Opus teacher head0.015
GPT teacher head0.234
Teacher spread0.219 · how far apart the two teachers sit on this one work
Validation statusscore_only:v0-immature-baseline · verbatim from the scoring run: score_only means the number may rank works, and no category label ships from it

Classification

machine, unvalidated

Machine predicted; a candidate call from one source (direct Gemma or distilled Codex), not a consensus.

The models applied no category: nothing in the taxonomy fit this work.
Study designNot applicable
Domainnot available
GenreOther

How this classification was reached, model by model and score by score, is at the end of the page under "How this classification was reached".

Quick stats

Citations0
Published2018
Admission routes1
Has abstractyes

Explore more

Same venueArchivio istituzionale della ricerca (Alma Mater Studiorum Università di Bologna)Same topicMagnetic confinement fusion researchFrench-language works237,207