Progetto di un quartiere residenziale a energia quasi zero a Pisa.
Bibliographic record
Abstract
In Italia, come in altri paesi industrializzati, il settore edilizio è responsabile del consumo del 40% circa delle risorse energetiche nazionali e del 25% delle emissioni di anidride carbonica. Tale aliquota potrebbe essere ridotta se si modificassero i processi costruttivi e se gli edifici fossero progettati e realizzati seguendo criteri bioclimatici, di risparmio energetico e di risorse naturali, ricorrendo alle fonti alternative di energia, fino a un’autosufficienza energetica dell’edificio stesso. L’Europa è da tempo molto attenta alla risoluzione di questa tematica sia per gli alti costi dell’energia, sia per le difficoltà legate al suo approvvigionamento, sia per le problematiche ambientali, comprendenti l’effetto serra. L’Unione Europa emana continuamente Direttive in proposito, con riferimento ai nuovi edifici e a quelli esistenti. In particolare, la Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica dell’edilizia prevede, come obiettivo, che entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione debbano essere a energia quasi zero e che tutti gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi debbano rispettare gli stessi criteri a partire dal 31 dicembre 2018. Tale direttiva è stata poi seguita dalla Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, in cui emergono misure per il contenimento dei costi energetici, in merito alla ristrutturazione di edifici residenziali e commerciali, sia pubblici che privati. L’ obiettivo comune promosso dalle politiche di risparmio energetico, quindi, è quello di progettare e realizzare edifici con alti livelli di comfort e vivibilità, ma più sani, meno inquinanti e con meno sprechi i termini di energia e costi. Questo trend si sta sviluppando a tutte le scale, a partire dal singolo edificio abitativo fino agli insediamenti di quartiere e a livello urbanistico. Se in un’abitazione, per esempio, gli ambienti sono correttamente distribuiti ed esposti, l’involucro è attentamente progettato e se il verde è opportunamente disposto intorno all’edificio, si sarà utilizzato un approccio corretto al progetto con un insieme di accorgimenti utili a perseguire il comfort senza una elevata richiesta energetica. Anche nei paesi del bacino del Mediterraneo si inizia a guardare con più attenzione a queste tematiche, rivolgendosi agli esempi dei paesi nordici, ma declinandoli a seconda delle specifiche necessità dei nostri luoghi, legate alle diverse condizioni climatiche e sempre connesse al modo di abitare e alle tradizione costruttive proprie del Mediterraneo. L’obiettivo principale del presente lavoro di tesi è stato allora quello di progettare non un singolo edificio, ma un intero quartiere residenziale che rispondesse ad esigenze di comfort e qualità del vivere sia pubblico che privato, mirando primariamente alla riduzione dei consumi energetici, possibile solo grazie ad un’attenta progettazione dell’involucro edilizio, e all’adozione di fonti rinnovabili. L’intento è stato quello, fin dai primissimi momenti progettuali, di procedere ad una vera e propria progettazione integrata, in cui le scelte urbanistico-architettoniche ed energetiche fossero intimamente legate ed avessero pari peso ai fini della soluzione scelta. Attraverso opportune scelte progettuali, infatti, si è cercato di limitare il fabbisogno di energia di gestione degli edifici, provvedendo poi ad ipotizzare un sistema impiantistico che potesse rendere il quartiere autosufficiente. In questo lavoro si è voluto stabilire una serie di criteri progettuali e di scelte tecniche mirate alla progettazione di un quartiere a energia quasi zero in area mediterranea; tali criteri, applicati al sito oggetto di studio, hanno portato alla definizione del progetto di questo quartiere. Esso rappresenta, quindi, uno dei modelli possibili rispondenti a tali standard, replicabile attraverso opportune variazioni a seconda delle peculiarità dell’area di progetto.
Fetched live from OpenAlex and de-inverted. Abstracts are not stored in this database: the inverted indexes are 8.6 GB of the frame’s 9.3 GB of text, and the host has 13 GB free.
How this classification was reachedexpand
Full frame machine prediction
Teacher imitationNot calibrated prevalence, not ground truth. Human validation pending. The Gemma side is a direct model label for every work in the frame, read from the title-only record. The Codex side is a classifier learned from the 10,348 direct Codex labels and calibrated to design-weighted sample rates; fields without enough sample support carry no Codex call. Candidate is the union of the two sides; consensus is their intersection. These outputs are machine_predicted_unvalidated and are not human labels.
Distilled classifier scores by category (both heads)
| Category | Codex | Gemma |
|---|---|---|
| Metaresearch | 0.000 | 0.001 |
| Meta-epidemiology (narrow) | 0.000 | 0.000 |
| Meta-epidemiology (broad) | 0.000 | 0.000 |
| Bibliometrics | 0.000 | 0.001 |
| Science and technology studies | 0.001 | 0.000 |
| Scholarly communication | 0.002 | 0.001 |
| Open science | 0.001 | 0.002 |
| Research integrity | 0.001 | 0.001 |
| Insufficient payload (model declined to judge) | 0.032 | 0.006 |
Machine scores (provisional)
The two teacher heads of the student model, read on this work. A score orders the frame for review; it never asserts a category, and the validation status ships verbatim with every row.
Baseline scores from an immature model (maturity gate not passed, 7 training rounds). Scores rank; they never assert a category.
score_only:v0-immature-baseline · verbatim from the scoring run: score_only means the number may rank works, and no category label ships from itClassification
machine, unvalidatedMachine predicted; a candidate call from one source (direct Gemma or distilled Codex), not a consensus.
How this classification was reached, model by model and score by score, is at the end of the page under "How this classification was reached".