Gli accordi di nuova generazione dell’UE: similitudini e differenze negli Accordi di libero scambio con Canada, Corea del Sud, Giappone e Vietnam
Bibliographic record
Abstract
plessi, ma comunque appaiono più forti di quelli dei dazi in vigore.Con riferimento particolare alle esportazioni italiane, si nota che mentre le barriere tecniche innalzano sia i costi fissi sia i costi variabili di accesso ai mercati, le misure sanitarie generano essenzialmente un aumento dei costi fissi.Il contributo di Maurizio Zanardi "Protezione anti-dumping e liberalizzazione del commercio internazionale" si concentra su un particolare tipo di misure di difesa commerciale, autorizzato dal sistema multilaterale degli scambi quando le strategie di discriminazione di prezzo da parte delle imprese esportatrici si traducano in danni rilevanti per le industrie dei paesi importatori.Il ricorso alle misure anti-dumping è tornato a crescere nell'ultimo decennio, concentrandosi prevalentemente nella siderurgia e nella chimica, anche da parte di paesi come la Cina che generalmente ne subiscono gli effetti restrittivi.L'evidenza empirica mostra che tale ricorso tende ad andare oltre i casi specifici previsti dalla normativa e che i suoi effetti diretti e indiretti sono particolarmente insidiosi e rilevanti.Inoltre, la possibilità di usare le misure anti-dumping non è bastata a scoraggiare il ricorso ad altre forme di protezione discriminatoria, come i dazi introdotti recentemente dagli Stati Uniti, facendo appello a generiche motivazioni di sicurezza nazionale.Un altro tipo di barriere agli scambi che ha avuto un'applicazione crescente negli ultimi anni è costituito dai requisiti di contenuto locale della produzione, analizzati in un riquadro di Cristina Castelli ("I requisiti di contenuto locale: definizione, finalità ed effetti").Si tratta, anche in questo caso, di misure complesse, che mirano a sostenere produzione e occupazione, imponendo o incentivando l'uso di beni e servizi prodotti localmente, e trovano sovente applicazioni specifiche nelle discipline sugli appalti pubblici.Ne scaturiscono vincoli e costi aggiuntivi nell'organizzazione dei processi produttivi, che possono distorcere la distribuzione geografica degli scambi e degli investimenti internazionali, oltre che innalzare il costo degli appalti.I danni che possono derivarne non riguardano soltanto le produzioni a cui si applicano direttamente, ma anche altri settori collegati con esse.Il ricorso ai requisiti di contenuto locale è aumentato sia nei paesi avanzati che in quelli emergenti e in via di sviluppo, talvolta nell'ambito di esplicite strategie di sostituzione delle importazioni.Inoltre queste misure stanno assumendo un rilievo crescente nell'economia digitale, in cui i vincoli alla localizzazione dei dati possono essere giustificati da argomenti di sicurezza e tutela della riservatezza.Un secondo gruppo di contributi analizza il tema degli accordi di liberalizzazione commerciale.Quello di Aaditya Mattoo, Alen Mulabdic e Michele Ruta, intitolato "Gli effetti degli accordi commerciali approfonditi sul commercio", si basa su una semplice classificazione degli accordi preferenziali in vigore, che ne definisce il grado di "approfondimento" in termini di numero di ambiti politici coperti dall'accordo.Emerge in primo luogo che gli accordi preferenziali sono tendenzialmente diventati sempre più approfonditi, ampliando il proprio raggio di copertura a temi prima esclusi, come servizi, investimenti, concorrenza, protezione dei diritti di proprietà intellettuale, regole sull'ambiente e sul lavoro.L'analisi econometrica mostra inoltre che al crescere del grado di approfondimento degli accordi aumentano i loro effetti positivi sugli scambi e sulla partecipazione delle imprese alle reti produttive internazionali.I benefici che ne derivano non restano appannaggio esclusivo dei paesi membri degli accordi, ma tendono in qualche misura a estendersi anche ai paesi terzi, perché molte misure di liberalizzazione approfondita hanno una natura intrinsecamente non discriminatoria.Il funzionamento degli accordi commerciali si basa, tra l'altro, su un insieme di "regole di origi-Focus | Politiche commerciali e accordi di libero scambio 87 ne", che sono esposte al rischio di manipolazioni protezioniste.Il tema è affrontato nel riquadro di Cristina Castelli "Le regole di origine delle merci: definizione e implicazioni per le reti produttive internazionali".Si tratta di un insieme di criteri normativi, che servono a identificare l'origine dei prodotti, al fine di determinare il regime commerciale da applicare.La loro rilevanza è particolarmente evidente nel caso degli accordi commerciali preferenziali: la possibilità di applicare il trattamento più favorevole da essi previsto vale soltanto per beni che siano effettivamente di origine interna ai paesi partner dell'accordo.Nei casi in cui i processi produttivi siano frammentati tra più paesi la qualità delle regole di origine può condizionare fortemente le attività internazionali delle imprese.Un numero rilevante di accordi commerciali preferenziali prevede varie possibilità di "cumulo" tra le regole di origine, che possono spingersi fino al punto di considerare gli input provenienti da paesi terzi come equivalenti a quelli prodotti nei paesi membri dell'accordo.Tra gli accordi preferenziali approfonditi si collocano certamente quelli che l'Unione Europea sta negoziando, o ha recentemente concluso con alcuni importanti partner.Il contributo di Enrico Marvasi, Silvia Nenci e Luca Salvatici analizza proprio "Gli accordi di nuova generazione dell'UE" con particolare riferimento a quelli con Canada, Corea del Sud, Giappone e Vietnam.Pur tenendo conto del rischio di diversione degli scambi che ne deriva, i benefici attesi da questi accordi sono notevoli e riguardano i consumatori, che potranno ottenere beni e servizi a prezzi più contenuti, e le imprese, che trarranno vantaggi analoghi per le proprie importazioni di input intermedi e vedranno ridursi i costi di accesso ai mercati esteri.Tuttavia, non va sottovalutato il rischio che talune disposizioni degli accordi possano intaccare legittime differenziazioni nei sistemi normativi nazionali e generare effetti distributivi non desiderabili.Il riquadro di Anna Giunta e Marianna Mantuano "Place your bets!Le imprese esportatrici e gli accordi di libero scambio" si riferisce in particolare agli accordi dell'UE con Canada e Giappone, analizzandoli dalla prospettiva dei cambiamenti che potrebbero indurre nel sistema imprenditoriale italiano.Generalmente ci si attende che la rimozione delle barriere agli scambi faccia aumentare sia il numero degli esportatori, abbattendo i costi fissi di accesso ai mercati, sia il valore delle loro vendite.Inoltre la presenza sui mercati esteri può attivare processi di apprendimento, che tendono ad accrescere la produttività delle imprese.Negli ultimi anni, è già possibile rilevare un processo di allargamento del numero di imprese italiane capaci di esportare in Canada, con un ruolo trainante di quelle di dimensioni minori nella crescita del valore delle vendite.In Giappone invece le barriere di accesso appaiono ancora fortemente vincolanti e l'accordo di libero scambio potrebbe svolgere un ruolo propulsivo importante.Un'altra dimensione delle politiche commerciali dell'Unione Europea è oggetto del riquadro di Matteo Fiorini, Giorgia Giovannetti e Bernard Hoekman, "La strategia di accesso al mercato della UE raggiunge i suoi obiettivi?".Si tratta non tanto dell'applicazione degli accordi commerciali esistenti, quanto di un insieme di azioni volte a diffondere tra le imprese e gli altri soggetti dei sistemi economici dei paesi membri informazioni dettagliate sulle barriere di accesso ai mercati esteri, al fine di condividere la definizione delle misure da intraprendere per ottenerne la rimozione.L'indagine presentata nel riquadro mostra che questa strategia è ancora poco nota alle imprese, soprattutto a quelle di minori dimensioni.Tra coloro che la conoscono emerge inoltre un certo scetticismo sulla sua efficacia, motivato con lo scarso coordinamento tra i paesi membri dell'Unione e con i condizionamenti politici che influenzano le scelte sul regime degli scambi.* CEPII e **Università di Monaco (LMU) 1 Gli acronimi utilizzati nel presente approfondimento si riferiscono ai corrispondenti termini inglesi; ad esempio la dicitura non tariff measures viene abbreviata con NTM.* Banca Mondiale 1 Dall'inglese Preferential Trade Agreements. 2 Dall'inglese Association of Southeast Asian Nations.L'integrazione approfondita si costruisce sull'integrazione tradizionale.Gli accordi commerciali tradizionali sono poco stringenti.Essi disciplinano prevalentemente le tariffe su importazioni ed esportazioni di beni e l'amministrazione doganale (fornitura di informazioni, pubblicazione su Internet di nuove leggi e regolamentazioni, formazione).Accordi più approfonditi estendono la loro portata prima ad aree come le misure di difesa commerciale (misure compensative, dazi anti-dumping) e sussidi, e in seguito fino a misure domestiche relative a scambi di servizi, investimenti, diritti di proprietà intellettuale e regolamentazione interna (tavola 1).Per esempio, l'accordo Stati Uniti-Israele firmato nel 1985 includeva 10 disposizioni giuridicamente vincolanti, per lo più riferite ad aree sotto il mandato dell'OMC.L'accordo Corea del Sud-Stati Uniti firmato nel 2012 ha una copertura decisamente più ampia, e include diritti di proprietà intellettuale, investimenti e movimenti di capitali.Tavola 1 -Ambiti politici tipicamente inclusi in accordi di diverso grado di approfondimento Settori N° di ambiti inclusi nell'accordo (1)
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How this classification was reachedexpand
Full frame machine prediction
Teacher imitationNot calibrated prevalence, not ground truth. Human validation pending. The Gemma side is a direct model label for every work in the frame, read from the title-only record. The Codex side is a classifier learned from the 10,348 direct Codex labels and calibrated to design-weighted sample rates; fields without enough sample support carry no Codex call. Candidate is the union of the two sides; consensus is their intersection. These outputs are machine_predicted_unvalidated and are not human labels.
Distilled classifier scores by category (both heads)
| Category | Codex | Gemma |
|---|---|---|
| Metaresearch | 0.001 | 0.003 |
| Meta-epidemiology (narrow) | 0.000 | 0.000 |
| Meta-epidemiology (broad) | 0.000 | 0.000 |
| Bibliometrics | 0.002 | 0.005 |
| Science and technology studies | 0.004 | 0.004 |
| Scholarly communication | 0.005 | 0.002 |
| Open science | 0.000 | 0.002 |
| Research integrity | 0.000 | 0.002 |
| Insufficient payload (model declined to judge) | 0.009 | 0.001 |
Machine scores (provisional)
The two teacher heads of the student model, read on this work. A score orders the frame for review; it never asserts a category, and the validation status ships verbatim with every row.
Baseline scores from an immature model (maturity gate not passed, 7 training rounds). Scores rank; they never assert a category.
score_only:v0-immature-baseline · verbatim from the scoring run: score_only means the number may rank works, and no category label ships from itClassification
machine, unvalidatedMachine predicted; a candidate call from one source (direct Gemma or distilled Codex), not a consensus.
How this classification was reached, model by model and score by score, is at the end of the page under "How this classification was reached".